Isabella Cocuzza e Arturo Paglia presentano Padiglione 22 feature film (2005) di Livio Bordone con Regina Orioli, Giuseppe Antignati, Arturo Paglia, Corinna Lo Castro, con la partecipazione amichevole di Gaetano Amato, con la partecipazione amichevole di Elio Germano, con Valentina Gristina
una produzione Paco Cinematografica s.r.l. scritto e diretto da Livio Bordone fotografia Marco Carosi (a.i.c.) scenografia Ivana Gargiulo costumi Ludovica Amati musiche Puccio Pucci, Andrea Sisti montaggio Giuseppe Pagano suono in presa diretta Luca De Gregorio delegato di produzione Massimo Monachini Partecipazioni a festival e rassegne (6):
Premi ricevuti (1):
2007 mar, BAFF (festival): Premio "La Prealpina" Migliore Scenografia (Ivana Gargiulo Rocca)
Sinossi Oggi giorno Laura Marotti ha una nevrotica vita normale. Ma dal passato torna il fratello maggiore, Valerio, schizofrenico sepolto vivo in una clinica privata. Valerio scappa dalla clinica e va a morire nel Padiglione 22 del manicomio dove era stato rinchiuso da piccolo, prima che la legge Basaglia nel 1978 liberasse i degenti dalla segregazione coatta. Dal giorno della propria morte, lo spirito di Valerio comincia a tormentare Laura, già dilaniata dai sensi di colpa, dall’odio verso quel fratello che in vita gravava sulla famiglia con la sua faccia ebete e abbandonata e che, da morto, diventa presente, minaccioso, ossessivo nel ricordare a Laura tutta la sua terribile, dolorosa indifferenza. In un crescendo di tensione e visioni oniriche che riportano Laura agli anni settanta, a vivere scorci del passato e incontri allucinanti con gli spettri dei degenti e con un Valerio più giovane, si sviluppa la lotta crudele tra il fantasma e Laura, o meglio tra Laura e i suoi sensi di colpa. Relazione artistica Passeggiavo, in un bel pomeriggio di Dicembre, all’interno del parco di S. Maria della Pietà, l’ex manicomio di Roma. Attratto dal tramonto, dalle famigliole coi bambini intenti a giocare, ho vagato per un po’ a cervello felicemente spento. Fino a ritrovarmi di fronte a lui. Il padiglione 22 del manicomio. Ormai abbandonato, ormai, apparentemente spento, morto. E sono entrato.Mi sono fatto largo tra sporcizia e calcinacci. Ma sono riuscito a resistere poco. Una strana sensazione. Quella che mi ha assalito. La netta percezione di essere in un posto le cui pareti sono intrise della sofferenza di chi c’è stato dentro. E non sapere se credere ai propri sensi o meno. Nata in questo strano pomeriggio di qualche anno fa, l’idea alla base di “Padiglione 22” è il tentativo di raccontare la malattia mentale, nella fattispecie la schizofrenia, da un punto di vista soggettivo. Ossia raccontare la maniera in cui un malato vede il mondo che lo circonda, ed evitare totalmente l’oggettività della malattia, c’è chi lo ha fatto prima di me e, sicuramente, meglio. Tutto il film è giocato sul perenne dubbio, sottile, se ciò che accade alla protagonista è reale o se sia tutto frutto della sua mente. Inoltre il tentativo di raccontare un angolo buio della storia italiana, il periodo della realtà manicomiale, filtrato attraverso le regole di un genere come il trhiller. “Padiglione 22” rappresenta anche un tentativo di allontanamento dagli stili registici tipici della moderna cinematografia italiana, ovviamente con gli estremismi dovuti alla mia giovane età. L’ambizione di fare un film pressoché muto, in cui fossero solo le immagini a parlare, abbandonando così la semplice velleità narrativa. Cercando, forse in maniera presuntuosa, di regalare al pubblico non una storia ma una sorta di viaggio emozionale. Il film è il frutto del lavoro di una giovanissima troupe Italiana, che a questo progetto si è affezionata oltre ogni mia più rosea aspettativa. E, sono felice di ammetterlo, nonostante io avessi una idea precisa del film, matematica, ognuno di loro ha regalato a Padiglione le proprie visioni, rendendolo un film meno di cervello ma sicuramente più di cuore, di stomaco. Spero che tutta la quantità di idee e rimandi e citazioni, con le quali abbiamo infarcito il film arrivino a colpire dove e come noi speravamo. Mi auguro che Padiglione 22 possa essere un bel viaggio per tutti come lo è stato per noi che lo abbiamo fatto. Livio Bordone |